Il "Capitalismo 2.0", Un Buco nel Modello Open?

Piccola, ma importante premessa: Il seguente è un articolo molto nerd, lungo e insomma, vi consiglio di starvene alla larga, parla di economia cercando di non andare sul tecnico, parla di etica cercando di non tediare, e non è detto che ci riesca. Grazie.

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Il capitalismo è un sistema che si evolve col passo degli anni, si è addirittura arricchito dalle critiche che fece Marx a suo tempo e, come sostiene Eduardo Galeano, «supererà le catastrofi che scatena, e vivrà più di sette vite». Ecco perché sono convinto che il futuro "capitalismo 2.0" - applicato alla tecnologia, internet, ecc - sfrutterà (lo fa già) le idee alla base dell'open source e del FLOSS.

Ma ciononostante, non credo che questo possa cambiare la società o farla diventare "migliore", perché il principio base sarà sempre lo stesso: il guadagno di capitale avviene a spese dell'altro, con la conseguenza che se uno è molto ricco, l'altro è molto povero, creando così il solito divario di ricchezza. Classe agiata e classe povera. Padrone e Operaio.

Marx dell'informatica?

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Quando dico che Stallman è il Marx dell'informatica(commento n14°) so bene che esagero, ma in fondo penso di non avere tutti i torti. Questo tizio di barba e capelli lunghi, che va in giro scalzo e promuove la diffusione della conoscenza non è un talebano, come molti vogliono far credere (Abbiamo già dimostrato come i talebani non procedano per argomenti logici).

Stallman sostiene verità scomode ai più, soprattuto alle aziende che vogliono lucrare ed ottenere il controllo su qualcosa di anarchico come la filosofia del Software Libero. Tante volte ha ribadito che il discorso della diffusione della conoscenza non è tecnico, ma bensì politico ed etico.

Tuttavia, nel suo sistema c'è una falla, o forse lui non aveva previsto che un giorno qualcuno avrebbe raggirato, o meglio, trovato il modo di sfruttare la manodopera open per lucrarci sopra. Gli esempi verranno fatti alla fine, prima voglio illustrarvi perché, secondo me, c'è una falla nel Modello Open.

La dinamica del modello open

È molto semplice: Io, azienda, ti offro un prodotto (software) con una licenza "aperta", di modo che tu possa giocarci sopra, modificarlo, migliorarlo per il bene di tutti, in questo modo potrò offrire un prodotto migliore più di quanto i miei sviluppatori possano fare insieme a porte chiuse. E fin qui ci siamo.

Io, tuttavia, devo campare, mica investo i soldi aggratis, ed ecco come lo farò: Non venderò il prodotto che produco, te lo renderò libero, quindi non guadagnerò "con" il prodotto ma "sul" prodotto. Che è ben diverso. Il "Modello di business Open" prevede che l'azienda possa pagare per costruire un prodotto aperto e guadagnare soldi dal servizio che questo prodotto procura.

Sorge un problema. Tu, caro Operaio Open, riesci a modificare il prodotto perché nel renderlo aperto ho applicato una licenza che te lo permette. Ma la stessa licenza ha un bega collaterale che mi sta scomoda, prevede che tu possa prendere il prodotto e forkarlo, e questo mi renderebbe le cose difficili e poco produttive, quindi mi vedo costretto a dirti che per ora non puoi forkare, farò di tutto perché ciò non accada. (esempio di Google con Android)

Questo cosa significa? Che le aziende aprono il progetto finché gli sta comodo. Chiariamo il punto cardine di tutto il discorso: Non c'è scritto da nessuna parte che l'open non si possa vendere, ma l'operaio open - colui che collabora, traduce, fa il beta tester in modo gratuito - dovrebbe pretendere che il prodotto sia libero.

Capisco ma non giustifico

Funziona questo "modello di business"? Evidentemente sì, alla grande, sarà il futuro e, come vedremo più avanti, Google ne è la prova. Inoltre, mettendoci nei panni delle aziende, trovo che il loro comportamento non sia giustificabile, ma riesco a comprenderlo: una azienda non può vendere in un ambiente in cui da un giorno all'altro chiunque può fare un fork e farne un prodotto migliore basandosi sul tuo, è qualcosa che per l'azienda rappresenta anarchia - è la stessa GPL che per difendere la tua libertà introduce questa componente anarchica e meravigliosa -, ma per fare soldi alla maniera capitalista l'azienda ha bisogno di controllo, e tutto ciò è in contrasto con la logica del fork.

Ora, mi sorge una domanda: o Stallman non ha previsto che le aziende avrebbero trovato scomoda la possibilità che chiunque potesse creare un fork, rendendo il loro lavoro faticoso e poco redditizio, oppure Stallman si è reso conto, ma ha continuato a dire che si possono fare soldi con il software libero, senza tenere conto del bisogno di controllo che richiede una azienda, proprio perché la sua filosofia è di dare potere e controllo a noi, consumatori del prodotto e alla comunità degli sviluppatori.

Io propendo per la seconda, ed è per questo che ritengo il barbuto un genio. Ma i nuovi padroni si ressero conto, intelligenti anche loro, e prima cambiarono il nome, da Free passarono a chiamarlo Open, e poi introdussero le loro modifiche.

Arriviamo agli esempi, Padrone Virtuale e Operaio Open

Applichiamo questo discorso a Google, con il suo prodotto "Android", e a Canonical, con il "suo" prodotto "Ubuntu". Cito queste aziende - i padroni virtuali - perché ritengo che siano delle società che hanno trovato il modo di spacciarti un prodotto sostenendo che fosse aperto, quando in realtà è chiuso.

Canonical paga degli sviluppatori perché questi facciano dei prodotti "open", che poi loro includono nella distro. Come Ubuntu One. Ah, peccato che UbuntuOne di lato server sia chiuso, e quindi il discorso è lo stesso che si può fare con Android. Cosa te ne fai del kernel se il resto è proprietario? cosa te ne fai del client di UbuntuOne se il lato server è closed?

Complessivamente, se guardato nel suo insieme, sia Ubuntuone, sia Android sono software proprietario. Ancora: Questo cosa comporta? Che le aziende aprono il progetto finché gli sta comodo.

Loro, a dirla tutta, non vendono Android così come non vendono Ubuntu one. Al contrario, lo regalano, perché come già detto, è sulla piattaforma - e non "con" la piattaforma - dove trovano il modo di camparci sopra. In questi casi "open" non combacia con il "free".

Dunque rendono il progetto "aperto" finché basta perché chiunque possa collaborare e in questo modo poter sfruttare la manodopera di Operai Open, forza lavoro gratis, da cui loro - i padroni - ne trarranno vantaggi. E hanno il coraggio di lodare queste manovre.

Ma cosa resta all'operaio Open? Gli resta un prodotto semi-chiuso con cui potrà accedere allo "store" e riuscire a comprare una nuova versione di un qualche dildo targato Google mentre, con un minimo di contentezza, esclama: "oh, non sto usando Apple, in culo a Steve Jobs".


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PS: ci tengo a chiarire che tutto ciò non significa che non userò mai android, che odio Canonical e che sono un fanboy di Stallman. Si tratta soltanto di fare una distinzione e capire certe dinamiche che spesso vengono confuse o non trattate affatto. Ringrazio Valentino Santori, Nedanfor e Andrea R. per le critiche, consigli e pareri su questo post. Nonostante mi fosse consultato e confrontato in merito, non sono riuscito a trovare un'imperfezione di fondo, che sicuramente c'è perché ancora qualcosa non mi quadra, ma l'ho pubblicato lo stesso perché ritengo abbia un paio di riflessioni interessanti. Ora basta, me ne vado in vacanze nel boschetto della mia fantasia. Saluti.



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