Apple non si discute (i dogmi della mela)

Nonostante la nostra visione possa essere abbastanza critica, e per "nostra" intendo quella di chi - per citare McLuhan - non cade nel "narcisistico torpore" verso un prodotto e non è un feticista tecnologico, ai piani alti dell'informazione (riviste e giornali del settore) nessuno si sogna di mettere in discussione certi concetti. In primis quello della "qualità". E successivamente quello dell'innovazione. Sembra quasi che i due concetti elencati siano diventati i dogmi dell'azienda della Mela.

Morto Steve Jobs la stampa internazionale si sprecò in complimenti di ogni tipo. Passato il periodo di lutto è iniziata a sorgere qualche critica. Ma sempre verso il suo personaggio e le idee che rappresentava, mai verso la sua azienda. Attira la mia attenzione il fatto di non aver mai letto un giudizio o analisi, da persone ritenute competenti nel settore, che mettesse in discussione l'idea di qualità nei prodotti Apple. E lo stesso vale per il concetto di innovazione.

Dottrina della Mela

È probabile che sia dovuto al modo di indottrinamento che Apple ha usato sin dai suoi esordi. Per anni si è fatto in modo di far passare un'idea: il Mac è un prodotto di nicchia. Diciamolo sin da subito, lo era, per i grafici e i programmatori, per chi cercava stabilità e comodità quando i sistemi gnu/linux - basati su Unix come OSX - erano ancora solo una riga di commando scomoda e retro.

Tutto ciò ha aiutato a creare una sorta di fiducia nell'azienda di Cupertino da parte di persone che col computer ci lavorano e come. Gente che ci sa fare, sia nell'ambiente del design, sia nell'ambiente della programmazione. Un circolo virtuoso di utenti che sarebbero restati, molto probabilmente, fedeli alla linea.

Più tardi Apple, grazie al iPod e i successivi prodotti, è diventata mainstream, e ha cambiato i suoi prodotti di nicchia per prodotti di massa (pur riuscendo a mantenere il design pulito e ben fatto che sempre l'ha caratterizzata e, ovviamente, il prezzo).

Tutto questo fa sì che oggi ci siano due tipologie di clienti Apple. I vecchi e i nuovi.

Tra i vecchi troviamo il professore universitario di programmazione o design che usa un Mac, il designer che ha uno studio, e insomma, una serie di persone che - inesorabilmente e comprensibilmente - lo consiglia ai suoi studenti, impiegati, e conoscenti esercitando su di loro una influenza da non sottovalutare.

Mentre dall'altra parte abbiamo i nuovi clienti, tra cui gli studenti del professore cliente di vecchia data, gli impiegati dello studio di design e ragazzi giovani che per un motivo o un altro trovano nella comodità di un mac - prigione d'oro, come l'ha denominata Stallman - il sistema operativo da usare per eccellenza. Nel peggiore dei casi si tratta di feticisti tecnologici (cercano qualcosa da fare).

Discutere i Dogmi

Come si fa a giudicare la qualità di un prodotto il cui uso è nuovo? Per esempio, se comparato con un normale PC, l'iPad risulterebbe parecchio carente di alcune caratteristiche fondamentali (il primo modello di iPad non ha una porta usb) si può allora dire che esso sia un prodotto di qualità? I più retorici ribadiscono di sì, asserendo che sono di qualità in base all'utilizzo per cui sono stati progettati. Ed è qui che tirano fuori l'asse chiamato innovazione.

«L'iPad è stato progettato per un uso diverso dal PC», e c'è chi addirittura in base a questo sostiene che «i tablet uccideranno i personal computer». Ecco allora che «il tablet è innovativo». Innovativo perché migliora la qualità di vita di chi lo utilizza o perché offre alle persone un'apparecchiato tecnologico da usare in posti in cui fino a prima farlo era scomodo? (per esempio in bagno).

La scoperta del fuoco ha comportato un'innovazione. La ruota pure. Facendo un salto in avanti troviamo il telegrafo, e successivamente il telefono, passando per internet e arrivando infine all'iPhone. Ma qual'è la differenza tra la ruota e l'iPad?

A parte il fatto di dover fare una distinzione tra scoperta e invenzione, sarebbe forse il caso saper distinguere ciò che colma un bisogno effettivo, ciò che colma un bisogno indotto e ciò che soddisfa un desiderio.

Le invenzioni hanno la caratteristica di colmare bisogni indotti (a meno che l'invenzione non sia stata commissionata o ricercata da tempo) . Che il bisogno sia indotto significa che sino a momenti prima non ne sentivi la mancanza. Ed è in quel momento quando l'effettiva necessità viene confusa con un mero desiderio.

La chiave di lettura potrebbe essere la seguente: mano a mano che passa il tempo le invenzioni colmano sempre meno bisogno e soddisfano sempre più desideri. Basti pensare al passaggio appunto dal telegrafo al telefono e dal semplice cellulare all'iPad. Questo è innovazione? Perché queste domande non se le pone nessun giornale o rivista del settore?


Allora trovo che la ragione per cui leggiamo e sentiamo dirci in continuazione che Apple vende prodotti di qualità e innova il mondo tecnologico, sia da ricercare in quell'enorme quantità di persone che sono convinte, parecchio convinte, che sia così. E non si tratta soltanto di fanatici. Tra di loro, come ho cercato di spiegare, ci sono persone probabilmente in buona fede, programmatori e designer, studenti di ingegneria e grafica, persone che però sono state istruite sin dai loro primi studi con questi dogmi alla base. Capisaldi che non vanno mai spostati.

Non c'è da meravigliarsi, dunque, se Steve Jobs aveva in mente addirittura un progetto chiamato Apple-University. Se a Bologna e chissà in quale altro posto le scuole vengono invitate a fare una gita all'Apple Store. Ebbene sì, una delle aziende che fanno della guerra alla diffusione della conoscenza il loro leitmotiv ha bisogno, ironicamente, di fare scuola. D'altronde, per continuare ad avere il primato nell'innovazione tecnologica dovranno educare i vecchi clienti del domani.


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