NSA: Stallman ti spiega perché dovresti avere sempre qualcosa da nascondere

Lunedì scorso RT pubblicò un'intervista a Richard Stallman sul caso NSA. Grazie alla magia del HTML ho provato a mettere il video embedded anche qui per voi.


L'intervista è molto interessante e se avete tempo vi consiglio di vederla tutta. È parecchio azzeccata la domanda iniziale della giornalista: "tu sostieni queste cose da tanto tempo, come ti fa sentire che suscitino scalpore ora con Snowden?", in risposta Stallman sostiene di essere contento perché le sue, fino ad ora, erano deduzioni e congetture, mentre Snowden sta fornendo le prove materiali. Ma sul caso NSA vorrei aprire una parentesi, su questa intervista tonerò a breve.

Il fatto che Google, Apple, Facebook, ecc smentiscano categoricamente le accuse di aver rilasciato i vostri dati al governo è palesemente prevedibile a meno che uno non si attenda una conferma ufficiale da parte di chi ti ripete come un mantra, per ovvi scopi di mercato, che "ci tiene a te e i tuoi dati":

"sì noi di google pensiamo sempre Don't Be Evil, ma quando Obama è venuto a chiederci i vostri dati, beh già il fatto che Obama sia venuto da noi ci ha fatto venire a sua volta..." — dichiara Serge Brin tutto arrossito — "per cui insomma gli abbiamo dato tutto, pure le vostre password" — conclude il suo compagno.

Voglio dire, che Google, Facebook &co raccogliessero i nostri dati in grossi database per utilizzarli a scopi diversi, e che i big data siano una fonte di risorse estremamente potente di questi tempi è fuor di discussione. Ciò che non bisognerebbe fare però è ridurre tutto ad una questione tipo "beh si sapeva già che il governo ci spiava".

Intanto in Italia la politica non aiuta. Pochi si sono pronunciati in merito, alcuni non l'hanno fatto neppure. Mentre il mondo discuteva del caso NSA e PRISM in Italia si svolgeva l'incontro No Hate Speech voluto dall'On. Boldrini che discuteva sull'odio che imperversa su internet, di cui ho già scritto un post-racconto, ma avrei altrettante cose da dire.

Beppe Grillo, il leader del partito che apparentemente è salito al potere grazie a "la rete", ordina ai suoi parlamentari di "andare via da facebook". Il che in sé è una richiesta idiota. Come se tutto ciò potesse risolvere qualcosa, visto che se va bene avrà scritto quell'ordine da un iPad.

Per giunta il "mercato dell'informazione" (aka, giornalismo) aiuta ancora meno. Se va bene uno legge un articolo sul Corriere e finisce per concentrarsi sulla fidanzata di Edward Snowden (il whistleblower dietro al caso NSA) che, come fa notare Massimo Mantellini, denota quanto la stampa italiana offra contenuti da Tabloid, imparagonabili all'informazione che ci offre il Guardian - d'altronde, il giornale che ha risollevato per primo il caso.

Ma non crediate che sia solo un problema di stampa mainstream. Ad esempio Luca Sofri, non un blogger qualunque bensì il direttore de Il Post, ha ridotto la questione ad uno "scoop" ammettendo, in seguito, di essersi limitato a riportare i pareri del NewYorker. A parte tutte le difese e/o obbiezioni che si possono fare ho trovato molto significativa la parte finale (che mi sembra oltretutto il parere più personale):
«p.s. accessorio: resta affascinante una società di individui le cui due preoccupazioni principali sembrano essere dare la maggiore pubblicità possibile a tutto quello che fanno e tutelare al massimo la riservatezza di tutto ciò che fanno.»

Trovo il discorso di Sofri parecchio tendenzioso, e privo di buon senso: siccome viviamo nella società dello spettacolo in cui alcuni vogliono avere i suoi 15 minuti di celebrità, non è legittimo che altri pretendano di avere una privacy come si deve verso lo stato? Anche perché, siamo sempre noi che possiamo decidere cosa rendere pubblico e cosa no. La tendenza a voler essere un personaggio pubblico non è in conflitto con il desiderio di privacy che ognuno può avere. In altre parole, non vedo come un problema di riservatezza nella società possa svilire l'importanza della faccenda Datagate.

Ed è qui che torniamo all'intervista di Stallman perché al minuto 8:10 l'intervistatrice esprime un parere del tutto plausibile che riassume la posizione di una grossa percentuale di utenti nel mondo: appena uscito il caso datagate tutti erano shockati, lei era preoccupata e il coro faceva pressappoco "non possiamo credere che siamo stati ascoltati" ma alla fine della giornata la reazione che va per la maggiore è la rassegnazione al pensiero che "tanto non possiamo farci niente", e quindi la maggioranza torna su Facebook, torna sugli smartphone perché pensano: "in fondo non stiamo facendo niente di sbagliato."

Intervistatrice (8:40) 
«... Because people keep thinking "well we are not doing anything wrong, so what's wrong about been look after"»
Traduzione: ... poiché le persone continuano a pensare 'beh, non stiamo facendo niente di sbagliato, cosa c'è di male sull'essere spiati?

Stallman (8:46) 
«Well first of all this idea that 'if you're not doing anything wrong you have nothing to hide' is ridiculous, lots of people have things they wanna hide from somebody. You know, some people for istance are gay and in certain countries they might be get prosecuted for that [...] but you know, do you might think that you do something that your boss wouldn't like if he knew, that maybe he wouldn't like what party you vote for. So lots of people have reasons not to want everybody know everything about them. With total surveliance though, the State knows everything and some companies know everything and then tell whoever they want...»
Traduzione: Bene innanzitutto, l'idea secondo cui "se non stai facendo niente di sbagliato non hai niente da nascondere" è ridicola, molta gente ha cose che vuole nascondere a qualcun altro. Vedi, alcune persone per esempio sono gay e in certi paesi potrebbero essere perseguitate per esserlo [...] oppure tu stessa potresti fare qualcosa che al tuo capo non piacerebbe, se venisse a saperlo, forse non gli piace il partito per cui voti. Quindi un sacco di persone hanno ragioni per non volere che tutti sappiano tutto su di loro. Con la sorveglianza di massa lo Stato sa tutto, certe compagnie sanno tutto e lo dicono a chiunque vogliono...


Dirò una banalità ma trovo che il caso NSA prima o poi giungerà a termine fino a risolversi in qualche legge che renderà chiaro che possono (o non possono) farlo. Ma sappiate che il modo in cui finirà condizionerà il futuro di internet così come lo conosciamo finora. Perché in fondo l'unica certezza per proteggere la privacy collettiva è che il governo, in primis, sviluppi un progetto per proteggere la privacy dei suoi cittadini, e non il contrario (come sta accadendo).

PS: Se volete qualche informazioni al riguardo vi consiglio di tenere a bada questo post in costante aggiornamento di Fabio Chiusi che sta facendo un bel lavoro: Cos'è il Datagate


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