Tra Gramellini che "scopiazza" e Riotta che rappresenta l'opposto del giornalismo che fine farà La Stampa?

Premessa / disclaimer / nota legale: gli screenshot che verranno pubblicati in questo post avranno i nomi coperti per rispetto ai diretti interessati, ma sappiate che non sono assolutamente tenuto a farlo. Sono presi da post pubblici su Facebook e altri social, a tutti gli effetti non rappresentano una controversia legale per quel che riguarda la privacy. Se per caso avrò bisogno di dimostrare ciò che riporterò sappiate che non solo ho fatto i doverosi screenshot, ma ho anche salvato le intere pagine html (perché sono un paranoico premuroso). Ho anche i link a tali status ma non li riporto perché non voglio che questo diventi in una presa in giro a livello personale. Qui dentro la critica è fatta è ad un livello più alto. (Attenzione: c'è un aggiornamento del 25/10 in calce al post)

Oggi Gramellini ha pubblicato un Buongiorno banale e sempliciotto, come ogni Buongiorno de La Stampa che si rispetti. Almeno io non ne ho mai trovato uno che vada oltre un'analisi superficiale della realtà, con qualche considerazione politica democristiana nel suo substrato più infimo. Di quelle analisi che potete trovare in programmi come "Che Tempo che Fa" o "Vieni via con Me". Fazio qui è una costante, Saviano una variabile e il Gramella una presenza insopportabile. Ma non perdiamoci nei meandri della banalità mediatica italiana. Lasciamo perdere la mia faziosità. Oggi vi parlo di una faccenda nata grazie al gruppo su Facebook chiamato "Buongiorno un Cazzo", resistenza culturale al gramellinismo.

La particolarità del Buongiorno di oggi, 23 Ottobre 2013, è che era già stato scritto 20 giorni fa. Ora, badiamo bene ai termini perché qui camminiamo su un terreno minato. Dire che "Gramellini ha copiato" non è corretto. Se mai Gramellini ha preso spunto da una storia pubblicata su Facebook esattamente il giorno 3 Ottobre 2013 alle ore 20:30. Ha preso forse, secondo la mia personale opinione, un po' troppo spunto. Magari voleva fare una caccia al tesoro, vi ricorda qualcuno? Lascio giudicare a voi.

Qui il Buongiorno di oggi, già linkato più sopra, riporto lo screenshot a puro scopo di preservare la fonte, così siamo sicuri che dopo questo post non è stato cambiato:

gramellini-copiare-stampa-buongiorno

Qui lo status della ragazza:


Ma andiamo più a fondo. Indaghiamo su qualche retroscena e quale è stata la reazione della diretta interessata:


Insomma alla ragazza non interessa più di tanto, anzi è contenta, nonostante abbia pensato di essere diventata una sorta di "Ghostwriter". Vorrei però farvi notare una cosa, i Ghostwriter vengono pagati, così come immagino venga pagato Gramellini per scrivere le sue rubriche.

Che altro dire. Niente. Forse dovremmo dirlo ad Anna Masera, la loro Social Media Editor. Magari potrebbero chiarire su Twitter come hanno fatto già una volta. Chiarisco: limitandosi a chiarire un clamoroso errore solo su Twitter. Perché vedete, per citare Mantellini: I giornalisti italiani sono molto attivi su Twitter, spesso parlano e litigano fra loro su Twitter. Ammettere gli errori su Twitter semplicemente non basta, occorre scriverlo chiaramente sulle proprie pagine web. Per i due o tre sfigati interessati alle notizie che ancora non usano Twitter.

Vogliamo fare un ragionamento ancora più ampio? Mi chiedo e vi domando, come mai La Stampa "uno dei più conosciuti e diffusi quotidiani italiani, con sede a Torino e terzo giornale d'informazione a più alta tiratura nel Paese, dopo il Corriere della Sera e la Repubblica" (fonte Wikipedia) può permettersi di avere un vice-direttore che rielabora uno status diffuso su Facebook da una ragazza e lo pubblica in prima pagina? Fino a quando i lettori continueranno a sopportarlo?

Possibile che un giornalista come Gianni Riotta (a cui ho dedicato un intero racconto satirico: "Libera Nos a Riotta") possa accusare pubblicamente un suo collega inglese, Glenn Greenwald, di non verificare le fonti, di non ricercare i motivi per cui gli sono arrivati i documenti, e di non porsi delle domande sulle conseguenze di ciò che pubblica senza argomentare niente di tutto ciò? In altre parole accusa un suo collega di non fare bene il suo lavoro, di non rispettare la deontologia giornalistica. E quando il diretto interessato gli chiede di argomentare meglio Riotta non ha di meglio da fare che iniziare ad insultare gli altri e deviare il discorso.

Insomma, fino a quando La Stampa continuerà ad offrire questo giornalismo "di qualità"? Quando arriverà il giorno in cui qualcuno con due dita di sale in zucca si renderà conto che questo modo di fare giornalismo è proprio un insulto all'intelligenza dei propri lettori?


EDIT 25/10/2013:
Oggi Gramellini spiega come sono andate le cose dal suo punto di vista, come gli è giunta la lettera e ammette di aver sbagliato scusandosi con la ragazza. Nonostante sarebbe forse meglio scusarsi non solo con la ragazza, ma anche coi lettori, va detto che almeno lui ha ammesso l'errore e affrontato la questione in modo diretto:
"[...] Di solito, pur rielaborando gli spunti che ricevo, cito sempre la fonte originaria. Martedì non ho scritto il nome di Marta perché - visto l’argomento - non mi sembrava fondamentale. Ho sbagliato. Sulla mia buona fede credo però che parlino gli archivi del Buongiorno, dove troverete decine di storie raccolte con il contributo dichiarato dei lettori.
Ringrazio Marta per le belle parole che ha avuto nei miei confronti sulla sua pagina Facebook. E mi scuso ancora con lei per la mancata citazione.  "


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