L'inettitudine di Mark Shuttleworth o del perché Ubuntu fallisce

Succede che pochi giorni fa è uscita quella ciofeca di Ubuntu e come di consueto il Parroco ha scritto un post in cui si congratula coi suoi chierichetti e presenta il prossimo nome ridicolo che avrà la sua distro. Tuttavia, non conforme con tutto ciò, ha la grandiosa idea di lanciarsi in una sorta di inventiva pseudo-ragionamento filosofico contro coloro che li criticano. Il che se ci pensate fa ridere in principio perché è come se Norman Zerbino, l'esimio ingegnere di Vigarano Mainarda in provincia di Ferrara diventasse improvvisamente serio e conservatore al compleanno del suo figlioletto Giorgio:
"Festeggiamo tutti il compleanno di giorgetto!! —  eeeeh! — Ma non scordiamoci che poi dobbiamo discutere della tendenza pericolosamente contemporanea di coprire le nostre divergenze culturali con una semplice teoria descrittiva della società che noi non possiamo né dobbiamo accettare! Imperativo categorico è infatti quello di combattere normativamente in difesa della nostra cultura!!...E ora tagliamo la torta bimbi!!"
Capite? Non ci sta. Non va bene. Sei chiaramente un disadattato. Ma tant'è, se Norman vuole fare la figura dell'inetto chi siamo noi per impedirglielo? D'altronde dagli sguardi accondiscendenti degli amici di giorgetto parevano tutti d'accordo. Perché chiaramente non avevano capito un cazzo.

Beh, coi i fan di Ubuntu succede lo stesso.

Praticamente Shuttleworth in mezzo all'effimera gioia della sua nuova versione di Ubuntu ha dato la colpa del fallimento di Mir a chi lo critica. Quindi ci tocca pensare che se una azienda come Intel decide di non sopportare il tuo progetto la colpa sarà sicuramente di quei pochi sviluppatori con cui lui se la prende a tal punto da chiamarli "Tea Party dell'Open Source".


Premessa, il Tea Party è un movimento degli Stati Uniti che chiede la riduzione delle tasse, della spesa e del debito pubblico. È un movimento di destra conservatrice, e di per sé non ha pretese "estremiste", solo che al suo interno ci sono soggetti come Sarah Palin e quindi finisce per essere visto come un gruppetto di squilibrati conservatori che vogliono un po' di sano anarco-capitalismo. È come se li avesse dato dei leghisti o quasi.

Quindi lui dà una connotazione politica a cazzo di cane e accusa altri sviluppatori di essere degli esaltati. Inveisce contro systemd, li accusa di "invidiosi" e di non sapere l'inglese, arrivando quindi a rendersi ridicolo perché se attacchi le critiche di una persona appigliandoti alla sua grammatica significa che non hai argomenti migliori. Ma d'altronde cosa vuoi dire ad una persona che si considera orgogliosa di essere l'"Ubuntu Daddy"?

Le reazioni non si sono fatte attendere. Lennart Poettering, il creatore di systemd, sostiene che lui non solo non ha mai parlato di Mir ma non gli può fregar di meno, e cita Matthew Garrett, che a proposito, ha fatto delle ottime critiche a Mir, oltre ad essere inglese (così Shuttleworth non può lamentarsi della sua grammatica). Mentre Martin Gräßlin chiude le danze dicendogli giustamente che se non ha argomentazioni valide può risparmiarsi gli attacchi personali sul loro inglese.

Ma visto che l'ha messa sul piano politico facendo un paragone azzardato Aaron Seigo lo invita a fare un dibattito pubblico:

"La mia risposta è molto semplice: Mark, risolviamo le cose da adulti. Se desideri discutere su Mir e le "calunnie" da parte di coloro che non sono d'accordo facciamolo in diretta e in linea, come ad esempio nel videocast della Linux Action Show, con Chris Fisher e Matt Hartley. 

Sì, la sto sfidando ad un dibattito pubblico sull'argomento. Sembra appropriato visto che lei prende questa faccenda come una questione politica."
Insomma. La solita alzata di polverone di Shuttleworth/Canonical che viene come al solito giustificata dai fan e fa ridurre il dibattito ad una questione di fanatismo, come se tutto fosse opinabile e soggettivo.

Ma la realtà delle cose, dal mio punto di vista, è un'altra:
  • Canonical non riesce a compiere le sue promesse.
  • Shuttleworh sostiene che chi critica Mir soffre della sindrome di NIH (gli accusa di invidia per non aver inventato il prodotto prima) quando in realtà Wayland esisteva da tempo addietro ed è ad un punto di sviluppo molto superiore. Ve lo ricordate quando ha detto: Xorg non fa quel che vogliamo che faccia quindi tra un'anno Ubuntu passerà a Wayland? Il tempo ha dimostrato come queste fossero clamorose cazzate, ora la storia si ripete solo che al posto di Wayland c'è Mir. 
  • Si lamenta della mancanza di collaborazione quando in realtà è la stessa Canonical ad aver scelto una strada diversa. Ditemi voi se questo non è quel che si dice "avere la faccia come il culo".

Da come la vedo io il problema è sempre lo stesso. Una azienda ha bisogno di competere sul mercato, ma la competitività di mercato urta contro l'idea di condivisione della conoscenza (filosofia alla base del Free Software e Open Source). Quindi quando si arriva al dunque, e prima o poi tutte le aziende arrivano a quel punto, le buone parole e i buoni propositi si dimostrano solo promesse vane, vuote, puro marketing e sfruttamento di volontari e sviluppatori a titolo gratuito.

Un problema simile ce l'ha Google. Nel momento in cui chiunque può forkare Android o fare la propria versione facendo a meno dei suoi servizi affronta un grosso svantaggio: la potenziale perdita di utenti. Proprio lo stesso problema di Canonical riguardo le derivate di Ubuntu o le altre distro, ed infatti ha creato una serie di applicativi per distinguersi, incominciando da Unity fino ad arrivare a Mir.

Ma l'azienda di Mountain View ha molto più potere ed influenza, e forse ha trovato un modo per riuscire a fare quel che tutte le aziende del settore ambiscono: "controllare un progetto open source". A tal proposito vi segnalo questo interessantissimo articolo di Arstechnica e concludo traducendone un paragrafo che ci dà l'idea di quanto le manovre di Canonical, se pur diverse, abbiano lo stesso scopo:
[...] è facile cedere qualcosa quando sei all'ultimo posto ed hai un marketshare pari a zero, precisamente il posto da dove è partito Android. Ma quando arrivi al podio diventa difficile essere così "aperto" ed accogliente. Android passo dall'essere ciò che proteggeva Google ad essere qualcosa da proteggere di per sé. Il Mobile è il futuro di internet, e controllare la piattaforma mobile più usata comporta tonnellate di benefici. A questo punto è così difficile far ritornare il genio dell'open source nella lampada che la domanda sorge spontanea: come controlli un progetto open source?
[...] Meno codice open source significa più fatica per i concorrenti di Google. Mentre non si può uccidere un'applicazione open source, la si può fare diventare abandonware spostando lo sviluppo verso un modello closed. Ogni volta che Google cambia un app o rilascia un nuovo pezzo di Android sul Play Store è un segno che quel sorgente è stato chiuso e che la versione di Android open (AOSP) è morta.
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Nota Legale: non esiste nessun Normo Zerbino, e sinceramente dubito che esista un posto vicino a Ferrara chiamato Vigarano Mainarda, nome degno della prossima versione di Ubuntu.


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